Consigliato, per meglio addentrarsi nel tema, far partire il brano audio del grande Charlie…

Sal, dobbiamo andare e non fermarci mai finché non arriviamo.
– Per andare dove, amico?
– Non lo so, ma dobbiamo andare.

Volevo procurarmi uno zaino completo, con il necessario per dormire, ripararmi, mangiare, cucinare, insomma cucina e camera da letto da portare in spalla, e andarmene chissà dove e trovare una solitudine perfetta e contemplare il vuoto perfetto della mia mente ed essere del tutto neutrale rispetto a qualunque idea e tutte.

Ecco qual è l’origine della solitudine umana: essere sperduti in un mondo troppo grande che ci divora tutti quanti a ogni istante.

Oh, mio Signore. Colpiscimi e risuonerò come una campana!

Dopo poco scese il crepuscolo, un crepuscolo color dell’uva, violetto sulle coltivazioni di aranci e sui lunghi campi di meloni; il sole del colore dell’uva spremuta, con squarci di rosso borgogna, i campi del colore dell’amore e dei misteri di Spagna. Infilai la testa fuori del finestrino e inalai grandi boccate di aria fragrante.Fu il momento più bello.

Ero giunto dall’oscurità del grande mondo, in barca, in autobus, in aereo, in treno, fermo, la mia ombra immensa che attraversava i campi, e il bagliore ardente delle locomotive dietro di me mi rendeva onnipotente sulla terra della notte, come Dio.

Neal tirò fuori le altre foto. Mi resi conto che quelle erano le uniche istantanee che i nostri figli avrebbero guardato un giorno con stupore, convinti che i loro genitori avessero vissuto una vita tranquilla, ordinata, come quella delimitata dalle inquadrature delle foto, alzandosi al mattino per camminare fieri sui marciapiedi della vita, senza nemmeno immaginare l’aspra follia e ribellione della nostra esistenza reale, della nostra notte, l’inferno, l’insensata strada d’incubo. E tutto dentro un vuoto senza principio e senza fine. Pietose forme d’ignoranza.

La sensazione di quando ti svegli con il delirium tremens la paura di una morte misteriosa che ti gronda giù dalle orecchie come le grevi ragnatele dei ragni nei paesi caldi, la sensazione di essere un mostro di fango piegato in due che geme sottoterra nella melma fumante trascinando chissà dove un lungo fardello ustionante, la sensazione di stare fino alle caviglie in una pozza di sangue di porco bollente, puah, di essere immerso fino alla vita in un gigantesco pentolone di lavatura di piatti marrone e unta senza più nemmeno una traccia di sapone – La faccia che ti vedi nello specchio è talmente stravolta e deformata dal dolore che non riesci nemmeno a piangere per una cosa così orrenda, così perduta, nessun rapporto con la perfezione di prima e perciò nessun rapporto con le lacrime o altro.

Se fai anche solo una meditazione vera sai per sempre che non esiste nulla di meglio. Il resto è ignoranza, preoccupazione e inquietudine mentale.

Ma ve lo dico io, non c’è niente di più brutto delle strade vuote all’alba in una città americana tranne l’essere gettati ai coccodrilli nel Nilo al solo scopo di far sorridere i sacerdoti dei gatti.

“Oh li incontro sempre per strada i miei bodhisattva!” – gridò, e ordinò delle birre.“